Crisi di coppia

Crisi di coppia e “fame di carezze”

L’analisi transazionale da molta importanza ai riconoscimenti. Ognuno di noi fin dalla nascita ha una “gran fame di riconoscimenti”. Abbiamo bisogno che l’altro ci riconosca, che ci veda come persona, che ci dia conferma che esistiamo e che siamo importanti.

In analisi transazionale il riconoscimento, l’essere visto, è considerato come ricevere una carezza. Le carezze possono essere semplici, come un saluto o un sorriso dato in strada a un conoscente. Sembrano cose piccole, ma immaginate di salutare una persona per strada e di non ricevere risposta, come vi sentireste?

Esistono diverse forme di carezze: condizionate, cioè vincolate a qualcosa che si fa o meno, o incondizionate cioè indipendenti da quello che si fa.
Entrambe possono essere positive o negative.
Ad esempio: una carezza positiva incondizionata è “Vai bene così come sei”, mentre una carezza positiva condizionata è “Vai bene perché fai quello che mi aspetto da te”.
Esempio di carezza negativa incondizionata è “Non vai bene”, mentre una negativa condizionata “Non vai bene quando litighiamo”.

Le nostre figure di attaccamento sono le prime che ci riconoscono, e quel tipo di carezze positive o negative o quella fame di carezze e riconoscimenti segnano fortemente il nostro modo di vivere e vanno a formare il nostro tipo di attaccamento.

Nella nostra relazione affettiva spesso riproponiamo i nostri modelli di attaccamento.

In letteratura vengono identificati diversi tipo di attaccamento: il sicuro; l’insicuro evitante, che è la persona che non si sente mai al posto giusto; l’insicuro ambivalente, che è sempre alla ricerca di conferme dell’essere amato; e il disorganizzato, dato da un attaccamento dove la figura genitoriale che lo dovrebbe proteggere è allo stesso tempo la figura dalla quale il bambino viene maltrattato, da quest’ultima condizione ambigua nascono purtroppo persone che potrebbero presentare problemi esistenziali pesanti, come condotte antisociali.

Il nostro attaccamento ci condiziona tutta la vita, e segna anche le nostre relazioni sentimentali.
Lasciando da parte gli estremi funzionali e disfunzionali, come l’attaccamento sicuro e disorganizzato, proverei a concentrarmi sulle tipologie di attaccamento che maggiormente vedo nelle coppie che si presentano nel mio studio: quello insicuro evitante ed insicuro ambivalente. Quindi coloro che hanno paura ad inserirsi in una relazione perché non si fidano, o chiedono continue rassicurazioni del fatto di essere amati.

Vi siete mai chiesti quanto assurda sia in se la pretesa che il nostro compagno/a ci capisca in maniera assoluta, senza nemmeno dargli la possibilità di capire come la pensiamo e cosa desideriamo, come ci leggesse nel pensiero?

Questo è un desiderio antico, quello del bambino che viene visto dalla madre con gli occhi pieni di amore e che viene capito e accettato in toto, ancora prima che abbia un bisogno. Viene amato anche quando è sporco e puzzollente, anche quando piange e batte i piedi per terra.
Non tutti hanno avuto una madre capace di contenerli e avviarli al mondo con fiducia e forza, non tutte le madri sono riuscite, e non certo per colpa, ad essere una base sicura per il proprio figlio. Delle volte infatti gli occhi di quella madre potevano essere completamente vuoti, come nelle madri depresse, dalle quali il bambino non vede che un telo bianco sul viso e capisce fin da subito che i sentimenti e le emozioni non sono cose da mostrare, che è meglio non fidarsi dell’altro, condizione che può portare ad un futuro attaccamento evitante. Se invece è la madre ad essere spaventata, in quanto non sa rispondere alle richieste di quel bambino che le chiede spiegazioni, può darsi che sia difficile mantenere la giusta distanza.

La madre può essere troppo vicina, creando una simbiosi nel bambino dove “io sono te e tu sei me” e io non vivo senza te come tu non vivi senza me”, oppure troppo lontana, quando il bambino esplora ed incontra cose che lo spaventano e la madre non sa contenerlo e incoraggiarlo, perché anch’essa spaventata da quelle cose e che quindi non è in grado di essere una base sicura per il figlio, che ha bisogno di sapere che se cade e ha paura la madre è pronta a sostenerlo.
La madre dovrebbe essere in grado di masticare le emozioni del figlio per ridargliele elaborate e più semplici. Vorrei sottolineare che il mestiere di madre è difficilissimo e che tutte le madri fanno tutto ciò che possono per il proprio figlio e se non riescono a rispondere proattivamente alle sue richieste è perché anch’esse sono state ferite o deprivate.

Spesso alle coppie con problemi relazionali mi viene da chiedere quale forma di amore stanno cercando. Stiamo forse cercando nel nostro partner quella madre che non abbiamo avuto con gli occhi pieni d’amore, che ci accetta in toto anche quando sbattiamo i piedi e diamo pugni e calci?
Beh, in questo caso sì, la nostra relazione affettiva è destinata ad essere frustrante e limitante. Probabilmente ci sentiremo non visti, non riconosciuti, forse delle volte penseremo di non esistere per quella persona o di non meritare il suo amore.

Ma siamo nella posizione più adeguata per chiedere amore e per costruire una relazione affettiva? E’ il modo migliore per chiedere aiuto, urlare che nessuno ci comprende, semplicemente perché l’altro non riesce a leggerci nel pensiero? E’ giusto svalutarlo per questo?
Il fine di questo scritto è darvi qualche spunto su cui riflettere.
Delle volte basta poco, per sbloccare una situazione che sembra irrisolvibile e incancrenita da anni. Basta conoscere la ragione del comportamento che mettiamo in atto, sapendo che non è immutabile.

L’amore di coppia non è eterno e incondizionato, l’amore è costruire, maturare, accettare che le persone siano in continuo viaggio, che cambiano e non sono mai le stesse di ieri.
Proprio per questa capacità di crescita e mutamento, che è naturale nella condizione umana, tutti possiamo metterci in gioco per essere felici.

È inutile dire: “Io sono fatto così, non posso farci niente”, piuttosto sarebbe più sano pensare “Non voglio farci niente, forse non è ancora il momento, va bene”. Tutti possiamo migliorare la nostra condizione, i nostri affetti, la nostra qualità della vita, intraprendendo un percorso alla ricerca dell’origine dei nostri limiti, consapevoli che oggi, se lo desideriamo, possiamo superarli.