Dott.ssa Manuela Endrizzi, Psicologa psicoterapeuta
Nel mio lavoro come psicologa psicoterapeuta che svolgo principalmente a Trento, vengo a contatto con diverse realtà e situazioni che spesso mi portano a riflettere. Oggi vorrei provare a scrivere di una sensazione, vista per molti come scomoda, quella del vuoto. Solitamente il vuoto cerchiamo di coprirlo, di riempirlo pur di non sentirlo. Fuggiamo ovunque, in qualsiasi passatempo anche poco costruttivo pur di non viverlo. Ecco che proviamo a tapparlo con l’abuso di alcol, cibo, sostanze e chiacchere senza valore. Credo che, uno dei principali problemi del nostro tempo stia proprio nella paura di sentire, di fermarsi, di ascoltarsi, senza accorgerci che alla fine questo scappare, questo bisogno di riempire altro non è che un modo per fuggire da noi stessi, per non dare voce a ciò di cui abbiamo bisogno. Paradossalmente se vogliamo uscire da questa sensazione di vuoto dobbiamo iniziare a fermarci, ad ascoltarci, a capire da dove viene, a dare parole, sensazioni, emozioni e significati a quel vuoto, a conoscerlo. Quante cose possono uscire dal vuoto, che più che un niente diventa sorgente di immagini, ricordi, sensazioni, vissuti, che una volta compresi e elaborati posso portare a molto altro, come lo scoprire una nuova parte di noi stessi. E’ proprio quel vuoto che ci da la possibilità di ascoltare e capire le altre persone, di esplorare spazi ricchi di storia e vissuti che solo se affrontati e compresi possono essere superati.
Se non vogliamo essere sempre in fuga da noi stessi, apriamo e ascoltiamo ciò che il nostro vuoto ci vuole dire, cosa ci fa ricordare perchè ora ha davvero bisogno di farsi sentire e di creare spazio non da riempire ma da assaporare, un vento nuovo, pieno di tutto ciò che possiamo essere.