Cresciamo con l’idea che prima o poi un principe azzurro arriverà su un cavallo bianco per salvarci da tutti i nostri dolori e problemi. Davvero c’è chi passa tutta la vita a cercare qualcuno che lo completi. Ma davvero siamo una metà? Personalmente credo proprio di no e la consapevolezza del nostro essere interi ci può aiutare ad instaurare relazioni più soddisfacenti e durature.
Pensiamo al fatto del significato dell’essere una metà; metà di cosa? Cosa può fare, progettare, vivere chi si crede una metà? Niente di grande.
La vita è un occasione piena di stimoli e opportunità, dove ciascun individuo proprio perchè intero e completo sceglie in autonomia dove sperimentarsi e spendersi e anche con chi condividere la propria vita sentimentale.
Pensiamo a cosa comporta il fatto di dipendere da qualcun’altro per realizzare i nostri progetti. Chi abbraccia questa visione fa una scelta molto pericolosa che comporta il delegare la propria felicità a qualcun’altro con conseguente senso di fallimento se questa persona non soddisfa i criteri tanto attesi e sperati.
Questa prospettiva porta in se due idee molto disfunzionali: Una è l’idea di mettere nelle mani di un altro la nostra felicità e soddisfazione. L’altra idea è il pretendere di trovare un altro che soddisfi esattamente le nostre richieste. Schemi mentali che a lungo andare portano all’accusare qualcun’altro dei nostri fallimenti e a instaurare il gioco “Povero me..”.
Questa visione della vita, che comporta il delegare la nostra vita a qualcun’altro è sicuramente influenzata da un terreno culturale ricco di stereotipi, in cui certe fragilità possono trovare maggior terreno dove insinuarsi, portando ad abbracciare per intero questa filosofia di vita molto pericolosa per il nostro benessere personale.
Spostiamo il nostro baricentro sulle nostre stesse capacità e risorse, questo ci porterà ad avere un maggior senso di autoefficacia, eviteremo quindi di crederci degli eterni sfortunati perchè incontriamo sempre le persone sbagliate e ci daremo la forza per vedere l’altro non come una stampella, ma come un complice, una persona con cui intraprendere magari anche solo un pezzetto del nostro percorso di vita.
Qualcuno con cui guardare insieme verso un orizzonte comune, non qualcuno che crea e determina quell’orizzonte.